Nostra Signora di al Qaida

Anche l’assalto di domenica contro la cattedrale di Baghdad, come ogni colpo dei terroristi in Iraq, segue la regola inesorabile di al Qaida: la scelta del bersaglio è il messaggio, ogni strage è anche una dichiarazione politica e di programma. Uccidiamo cristiani perché vogliamo che il nostro messaggio arrivi a loro e a chi li protegge. Che si può dire in questo caso? Leggi Il Papa condanna "l'assurda violenza" contro i cristiani
1 NOV 10
Ultimo aggiornamento: 02:38 | 6 AGO 20
Immagine di Nostra Signora di al Qaida
Anche l’assalto di domenica contro la cattedrale di Baghdad, come ogni colpo dei terroristi in Iraq, segue la regola inesorabile di al Qaida: la scelta del bersaglio è il messaggio, ogni strage è anche una dichiarazione politica e di programma. Uccidiamo cristiani perché vogliamo che il nostro messaggio arrivi a loro e a chi li protegge.

Che si può dire in questo caso? Una squadra suicida dello Stato islamico dell’Iraq – l’edizione irachena del gruppo fondato da Bin Laden – ha lanciato un’operazione di sterminio contro i fedeli di Sayidat al Nejat, Nostra Signora della Provvidenza, pianificata con estrema cura. E’ evidente dalle uniformi militari dei sette terroristi per passare i posti di blocco in quell’area di solito protetta da buone misure di sicurezza, dall’autobomba fatta esplodere subito all’ingresso della chiesa, dai corpetti esplosivi con biglie d’acciaio indossati per trasformare qualsiasi tentativo di liberazione degli ostaggi in una strage – e così è stato, i morti alla fine sono stati 57, compresi due sacerdoti – e soprattutto dalle richieste fatte ai negoziatori prima del massacro finale. I qaidisti hanno chiesto che fossero liberati alcuni loro prigionieri in Iraq, ma anche che fossero liberate “dai monasteri copti dove sono tenute prigioniere” due donne egiziane, che loro sostengono essere “musulmane minacciate affinché si convertano a forza al cristianesimo”.

L’ultimatum di 48 ore dato alla chiesa egiziana e la strage di fedeli parlano chiaro: al Qaida ha individuato nei cristiani del medio oriente un gruppo debole e vulnerabile da aggredire e uccidere per portare avanti la propria agenda rivoluzionaria. La scelta, purtroppo, appare azzeccata. La questione dei copti in Egitto – dieci milioni che vivono la fede con discrezione quasi clandestina tra settanta milioni di islamici – era già fonte di continue tensioni. Figuriamoci se adesso ci si mette pure al Qaida. E i cristiani in Iraq sono una comunità che da tempo si sente presa in ostaggio. C’è già materiale per un nuovo sinodo sul medio oriente.